ULITIME LETTERE DI JACOPO ORTIS
Ho tra le mani questo libro prezioso, terza edizione, anno 1802.
Non so a chi sia appartenuto, ma provo ad immaginare come poteva essere la persona che, leggendo, ha sottolineato i seguenti passaggi…
22 Novembre
“Non so di qual nome voi altri saggi chiamate chi troppo presto ubbidisce al proprio cuore; perché ei certo non è un eroe; ma è forse vile per questo? Coloro che trattano da deboli gli uomini appassionati, somigliano quel medico che chiamava pazzo un malato non per altro se non perch’era vinto dalla febbre.
…
Gli uomini non potendo per sé stessi acquistare la propria e l’altrui stima, cercano d’inalzarsi, paragonando que’ difetti che per ventura non hanno, a quelli che ha il loro vicino. Ma chi non si ubbriaca perché naturalmente odia il vino merita lode di sobrio?
O tu che disputi tranquillamente su le passioni; se le tue fredde mani non trovassero freddo tutto quello che toccano, se tutto quello che entra nel tuo cuore di ghiaccio non divenisse tosto gelato; credi che tu andresti così glorioso della tua severa filosofia? Or come puoi ragionare di cose che non conosci?”
19 gennaio
“Sta dunque tutta la mia felicità, nella vota apparenza delle cose che mi circondano; e s’io cerco alcunché di reale, o torno a ingannarmi, o spazio attonito e spaventato nel nulla! Io non lo so… ma, per me, temo che la natura abbia costituita la nostra specie quasi minimo anello passivo dell’incomprensibile suo sistema, dotandone di cotanto amor proprio, perché il sommo timore e la somma speranza creandoci nell’immaginazione una infinita serie di mali e di beni, ci tenessero per sempre occupati di questa esistenza breve, dubbia, infelice.”
25 Maggio
“Tutto; tutto quello ch’ esiste per gli uomini non è che la loro fantasia.
Ci fabbrichiamo la realtà a nostro modo; i nostri desiderj si vanno moltiplicando con le nostre idee; studiamo per quello che vestito diversamente ci annoja, e le nostre passioni non sono in fine del conto che gli effetti delle nostre illusioni.”
2 Giugno
“ Ecco tutto ne’ suoi veri sembianti. Ahi! Non sapeva che in me s’annidasse questo furore che m’investe, m’arde, mi annienta, eppur non mi uccide.”