Siamo ritornati a Casso, stavolta in pieno inverno. Nonostante il freddo e i colori indubbiamente più spenti che in altre stagioni, il paese non perde il suo fascino.
Non ci siamo limitati alla visita al paese: la gita prevedeva la camminata di otto chilometri in un sentiero che parte dalla diga del Vajont, passa per Casso e arriva fino a Erto.
La parte iniziale del sentiero, in cui la pendenza aumenta rapidamente, è particolarmente impegnativa. Mi rendo conto immediatamente che pranzare con il frico patate-cipolla non è stata un’idea geniale!
Superata la prima parte però, nella quale l’unico domanda che ti puoi fare è perché mai hai avuto la brillante idea di fare questo itinerario, il resto del percorso si presenta piacevole, il panorama è incantevole e il silenzio poco comune. Volutamente non entro nei particolari perché esperienze come queste vanno vissute per poter apprezzare la magia dei luoghi. Un semplice racconto rischia di rendere banale ciò che non lo è.
Arrivati a Casso, girovagando tra le viuzze in mezzo alle case di rara bellezza, facciamo tappa nell’unico negozio del paese: si chiama “Il Mercatino” e vende le specialità locali. Non possiamo non comprare almeno un pezzo di formaggio! “E - penso - già che ci sono, sbircio tra i libri che magari non vende solo quelli di Mauro Corona…”
Così è infatti: ne compro due, della stessa autrice, Maria Teresa Ragogna, che poi è anche la proprietaria del negozio. Il primo si intitola “Scintille di ricordi” e mi ispira perché non sembra (e ne ho avuto conferma leggendolo) il “solito” racconto sul disastro del Vajont, ma la storia personale dell’autrice, trasferitasi a Casso solo dopo aver conosciuto il marito originario del paese. Il secondo, dal titolo “La valle dell’aquila”, è la storia del Vajont scritta per i bambini, nella quale l’autrice ha cercato di ammorbidire la tragedia inserendo nel racconto gli animali come protagonisti.
Soddisfatti per gli acquisti, continuiamo il nostro percorso. Da Casso a Erto la strada è piuttosto lunga e anche questa volta non riusciamo a concludere l’itinerario, sia perché il sole sta per tramontare, sia perché un pezzo del sentiero è franato.
Così torniamo al parcheggio e raggiungiamo Erto in macchina.
Non mi spiegherò mai come un essere umano possa stare con una maglietta senza maniche in pieno inverno, con una temperatura di – 6 gradi! Eppure Mauro Corona ce la fa. Lo incontriamo al bar, dove sosta per poco tempo, poi ritorna al suo laboratorio, sempre affascinante da visitare. Di fronte al laboratorio hanno aperto anche una mostra dei suoi lavori: sarà la prossima visita che faremo, sicuramente!
A malincuore dobbiamo rientrare a casa, con il desiderio da parte mia di tornarci il prima possibile.



