E’ tutto pronto, partiamo. Dopo cinque – dieci minuti dalla partenza ci arriva un sasso sul parabrezza dell’auto e, neanche a dirlo, si crepa il vetro. Va be’, cerchiamo di non pensare alle duecento- trecento euro che serviranno per riparare il danno. E soprattutto cerchiamo di non pensare che entro il mese dobbiamo anche pagare la tassa sui rifiuti, l’avviso di Equitalia e il conto del materiale acquistato per fare la copertura fuori dal garage. E che ho speso 77 euro per comprare dei poncho in caso di concerto alla pioggia; fortunatamente non sono serviti.
In realtà un paio di simil-bestemmie Paolo non riesce a risparmiarle. Soprattutto quando, dopo aver segnato con un pennarello il punto nel quale la crepa si è apparentemente fermata, abbiamo notato quanto la stessa stia avanzando. Ma sorvoliamo.
Dopo due ore di viaggio arriviamo a Schio e cerchiamo l’albergo che, vista la descrizione sul sito internet, dovrebbe essere un tre stelle molto carino e curato, immerso nel verde. Quando scorgiamo l’insegna e poi l’esterno fatiscente dell’albergo, ho un sussulto:
«Come?! Non può essere questo! Ma non era immerso nel verde? Ah, sì, ma forse il verde è quella specie di giardino minuscolo posto di lato… E perché ci sono solo due stelle nell’insegna? Va bene, mi rassegno, è questo…»
In effetti che importanza ha: quel che importa è il concerto. Certo, il giorno dopo paghi il fatto di aver dormito su un materasso concavo…
Depositiamo i bagagli, ci cambiamo, mi metto le lenti a contatto per sembrare meno sfigata e usciamo. Ci dirigiamo verso l’Arena Campagnola, certi di trovare una paninoteca per ingurgitare qualcosa prima del concerto, ma non la troviamo. Fortunatamente ci dicono che all’interno del parco ci sono i chioschi con birra e panini. Poi scopriremo che i panini erano di quelli confezionati…
Mangiamo, beviamo e soprattutto prendo un Oki nella speranza di sopprimere definitivamente il dolore alla spalla, consapevole comunque che sarà più terapeutico il concerto che la medicina.
“Solo” dopo un’ora e mezza di ritardo inizia il concerto. Paolo è spazientito perché si sa che aspettare qualcosa che non ti interessa è ancor più difficile da tollerare.
Ma da quando cessa la musica e si spengono le luci, io sono sola, per una manciata di secondi non c’è nessuno attorno a me, anche se siamo in tanti ad aspettare questo momento. E gli Afterhours entrano. Ed inizia la musica e si accendono le luci e… Manuel è molto rock con la maglietta nera, con una manica sì e una no, con la scritta rossa “GOD IS SOUND”, la treccina sui capelli dal lato sinistro, il trucco nero sugli occhi. La prima cosa che fa è prendere il filo del microfono e iniziare a girarlo, prima da un lato, poi dall’altro. Poi inizia a cantare. Ma il microfono non funziona… Allora prende quello che c’è sull’asta e canta con quello. Non è così rock da incazzarsi, ma apprezzo la tolleranza. Eh… due ore di concerto molto intense, soprattutto verso la fine. La gente era carica ed ha iniziato a pogare di brutto. Fortunatamente il tizio davanti a me era morbido…
E comunque, ad ogni canzone il mio pensiero era sempre lo stesso: “Dillo tu per me, sì, dillo tu”.
A modo tuo, aggiungo ora, con la tua voce, con la tua energia. Con il tuo vestito di scena, il tuo trucco. Forse dovrei farlo pure io prima di andare in ufficio. Forse già lo faccio. E quando parte con la strofa “Cosa mi può più interessareeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee!!!!!”, immagino di sputare questa cosa in faccia a chi so io. E mi appaga. Molto.
Poi se ne esce con la tastiera, fa un unico stupidissimo pezzo da bambino alle prime armi, poi si alza e ricomincia con la chitarra elettrica. Come a dire « Non mi rompete i cog***ni: so suonare anche il pianoforte, visto? Ma non mi va di farlo! ». Ok Manuel, fai quel che ti pare, tu che puoi.
Splendido anche quando canta Bianca, accompagnato solo da acustica e violino:
Sei il colore che non ho
e non catturerò
ma se ci fosse un metodo
vorrei che fosse il mio
fanne quel che vuoi, di noi
me l'hai insegnato tu
se c'è una cosa che è immorale
è la banalità
lo sai
lo sai
che tu sei troppo bianca per restare
mano nella mano con te stessa
e non voglio certo che tu sia
la mia più bella cosa mai successa
sei il colore che non ho
e che vorrei essere io
ma se ti rende libera
ti regalo il mio
lo sai
lo sai
che tu sei troppo bianca per restare
mano nella mano con te stessa
e non voglio certo che tu sia
la mia più bella cosa mai successa
tu sei troppo bianca per restare
mano nella mano con te stessa
e non voglio certo che tu sia
la mia più bella cosa mai successa
vedrai . . .
E alla fine, dopo gli applausi, ringrazia e dice: « Grazie. Comunque poi mi ha mollato lo stesso...» e sorridendo « Era inevitabile. »
Ho pensato: « Be’, se mollano te, allora ok! »
Il concerto finisce con la canzone da me più ascoltata in assoluto di recente, Quello che non c’è.
E non c’era modo migliore per lasciarmi.
Finito il concerto beviamo una birra e attendiamo l’uscita dei musicisti, sparando cavolate assurde. Sarà la stanchezza, sarà lo stress dell’ultimo periodo, ma siamo proprio in vena di cazzate. Così ci avviciniamo quando esce Manuel, ma io non voglio l’ennesima foto con lui, perché ne ho più con lui che con Paolo! Così è Paolo a farsela fare con lui stavolta. Gliela faccio, ma ho un vena ironica irrefrenabile. Così guardo Manuel e gli dico « Ma nooooo, ma hai chiuso gli occhi!!! ». Lui rimane un attimo stranito, poi dice: « Eh bon, succede », o qualcosa del genere. Ma lo interrompo, dicendogli « No, dai, ero uno scherzo! ». Poi a Paolo, che si era avvicinato dicendogli « In gamba eh! », come se stesse parlando con un novantenne, gli viene la brillante idea di dirgli: « Non ti offendere, posso chiederti se ci fai una foto? Così poi avrò una foto con la morosa fatta da Manuel Agnelli! ». L’altro risponde « Certo, sono anche bravo a fare le foto! »
E così ci ha fatto la foto. Lui a noi. E in effetti è venuta bene.
Prima di andare via gli ho detto: « Ha la faccia come il culo. Credo sia per quello che mi piace! » E gli ho accarezzato la testa (no comment).
Mentre Paolo ha concluso dicendogli: « Complimenti a te e anche a…. ai tuoi ami… compagni. »
Secondo me ci ha preso per due “fatti”.