sabato 22 ottobre 2011

ULTIME LETTERE



ULITIME LETTERE DI JACOPO ORTIS

Ho tra le mani questo libro prezioso, terza edizione, anno 1802.
Non so a chi sia appartenuto, ma provo ad immaginare come poteva essere la persona che, leggendo, ha sottolineato i seguenti passaggi…


22 Novembre

“Non so di qual nome voi altri saggi chiamate chi troppo presto ubbidisce al proprio cuore; perché ei certo non è un eroe; ma è forse vile per questo? Coloro che trattano da deboli gli uomini appassionati, somigliano quel medico che chiamava pazzo un malato non per altro se non perch’era vinto dalla febbre.
Gli uomini non potendo per sé stessi acquistare la propria e l’altrui stima, cercano d’inalzarsi, paragonando que’ difetti che per ventura non hanno, a quelli che ha il loro vicino. Ma chi non si ubbriaca  perché naturalmente odia il vino merita lode di sobrio?
O tu che disputi tranquillamente su le passioni; se le tue fredde mani non trovassero freddo tutto quello che toccano, se tutto quello che entra nel tuo cuore di ghiaccio non divenisse tosto gelato; credi che tu andresti così glorioso della tua severa filosofia? Or come puoi ragionare di cose che non conosci?”


19 gennaio

“Sta dunque tutta la mia felicità, nella vota apparenza delle cose che mi circondano; e s’io cerco alcunché di reale, o torno a ingannarmi, o spazio attonito e spaventato nel nulla! Io non lo so… ma, per me, temo che la natura abbia costituita la nostra specie quasi minimo anello passivo dell’incomprensibile suo sistema, dotandone di cotanto amor proprio, perché il sommo timore e la somma speranza creandoci nell’immaginazione una infinita serie di mali e di beni, ci tenessero per sempre occupati di questa esistenza breve, dubbia, infelice.”


25 Maggio

“Tutto; tutto quello ch’ esiste per gli uomini non è che la loro fantasia.
Ci fabbrichiamo la realtà a nostro modo;  i nostri desiderj si vanno moltiplicando con le nostre idee; studiamo per quello che vestito diversamente ci annoja, e le nostre passioni non sono in fine del conto che gli effetti delle nostre illusioni.”


2 Giugno

“ Ecco tutto ne’ suoi veri sembianti. Ahi! Non sapeva che in me s’annidasse questo furore che m’investe, m’arde, mi annienta, eppur non mi uccide.”

mercoledì 28 settembre 2011

Sull'Affetto.

Quando una persona è presa da un desiderio o da un bisogno cioè da un motivo, e lo colma,  essa sperimenta un sentimento che è correlato ad uno stato affettivo o affettività.
Questo è uno stato di
malessere o di benessere. 
Per esempio se la persona ha bisogno di amicizia (il motivo) essa adotterà determinati comportamenti per colmare questo bisogno. Il grado di soddisfazione del motivo che quella condotta produce è l'affettività, cioè lo stato di benessere/malessere prodotto.
L'affetto è la misura della affettività , cioè il grado di benessere o malessere che si produce quando viene colmato un desiderio o un bisogno della persona.
Nel linguaggio comune l'affetto è la tonalità positiva della affettività, è uno stato di benessere della persona in rapporto alla soddisfazione del bisogno di relazione con gli altri.


Piano con l’affetto -
Üstmamò
http://www.youtube.com/watch?v=dx-_I3vvQjg

domenica 25 settembre 2011

Come di Sdegno





Non ti sei accorto ancora che siamo
più attraenti delle metafore?
(La mediocrità ti consolida e gli ipocriti sostengono l'opera)

E' un abbaglio stomachevole
che non ci fa sorridere
No, non ci fa sorridere.

Non ti sei accorto ancora che siamo
più veraci delle retoriche?
(Freschi come aurora di marmo risplenderemo sulle tue reliquie)

E' un orgoglio miserevole ignorare l'innegabile
e non ci fa sorridere
No non ci fa sorridere.

Un giorno, presto, capirai
piegato all'evidenza di ogni verità
e ci farai sorridere e ti farai deridere



Definizioni

Sdegno: Forte disprezzo, riprovazione verso persona o cosa ritenuta moralmente indegna, ignobile.

Disdegnare: Avere un atteggiamento di rifiuto e disprezzo per cose ritenute indegne; Provare un sentimento di indignazione, sentirsi offeso, spesso con specificazione della causa.


Proverbi

  • Chi non ha sdegno non ha ingegno.
  • Come il terremoto la terra, così lo sdegno scuote l'uomo.
  • Lo sdegno è stimolo ai grandi fatti.
  • Lo sdegno rivela quel che il cuor nasconde.

giovedì 8 settembre 2011

Iggy Pop/Goran Bregovic/Bijelo Dugme. O viceversa.

Tanti sono i ricordi che mi legano a questo cantante e numerosi sono gli aneddoti che ti racconto volentieri. In Arizona Dream, ad esempio, c’è una vecchia canzone dei Bijelo Dugme che s’intitola In the Deathcar. Il testo è semplice: si tratta della proposta di un giovane che, rivolgendosi alla sua ragazza, le propone di rimanere nella macchina che gli aveva prestato il padre per uscire e dice: “non c’è da scendere per forza, possiamo far calare i sedili e… stare tranquilli”. Ho dato ad Iggy la traduzione del brano e lui mi ha chiamato di notte per dirmi: “io… non posso cantare che si scopa nella macchina di mio padre… capisci?”. Lo tranquillizzai promettendogli che l’avremmo cambiata un po’, e alla fine è venuta fuori bene. (Dal libro “Con gli occhi di Bregovic” di Antonio Gaudino)




venerdì 26 agosto 2011

LA VACANZA



LUOGO: Slovenia

DURATA: Due miseri giorni. Che si possa definire comunque vacanza?

POSTI VISITATI:

Tolmin e relative gole: suggerisco di evitare i sandali (vedi foto) sui percorsi di montagna, togliere gli occhiali da sole dentro le grotte, non usare l’inutile cellulare come sostitutivo della pila perché non vale una cicca!

Tolmin e il museo: per chi, come me, ha vissuto con i nonni in campagna, è normale forse avere un tonfo al cuore nel rivedere certi oggetti. La suggestione mi ha fatto voltare un paio di volte per vedere se i miei nonni erano lì, da qualche parte…

Kanal: la foto parla da sola.

Idrija, castello Gewerkenegg e museo: a parte i merletti (orrendi a mio gusto), il museo è una collezione formidabile di tutto ciò che è legato alla storia della città. Non a caso nel 1997 è stato nominato miglior museo europeo di eredità tecnica e industriale. Tra le mille cose che mi hanno colpita, una in particolare ha lasciato il segno del periodo di occupazione italiana, durante la quale gli italiani perseguivano una politica di “italianizzazione”, italianizzando i nomi personali, i nomi delle località e delle vie: un manifesto nel quale era riportato l’avviso: “Qui si parla solo italiano!”
Come mi fa sorridere l’ignoranza, soprattutto se penso che la maggior parte degli italiani ieri come oggi (io inclusa) parla a stento la sua lingua, mentre gli Sloveni ne conoscono almeno due. E sottolineo almeno!
Questa città mi ha colpito anche per il fatto che nel XX secolo erano attive ben 27 associazioni: teatrale, musicale, ginnica, artigianale, culturale, di caccia e del consumo. Notevole davvero.

Il collio: la zona del collio ha un panorama da favola. Nell’agriturismo dove abbiamo alloggiato http://www.kmetijastekar.si/ producono il vino: è stata d’obbligo la degustazione, già la prima sera. Devo ammettere però che non mi aspettavo di dover trangugiare sei bicchieri di vino uno via l’altro… fortunatamente al settimo sono riuscita a dire STOP in tempo. Anche perché se con sei sentivo i grilli cantare l’heavy metal, non oso immaginare se andavamo oltre quale tipo di allucinazione potevo avere!! Già mi pareva di avere tre-quattro occhi da come girava tutto… e l’immancabile sorriso plastico!
La seconda sera, nonché l’ultima, cena in un posto (che non oso chiamare “ristorante”) con panorama mozzafiato sui colli: cuoco a petto nudo, niente tovaglia, niente piatti: vassoio di carne alla griglia al centro del tavolo, due tovaglioli di carta tipo vetrata e…buon appetito!
Veramente splendido. Peccato il ragno nero mostruosamente grande che circolava sul pavimento, a ricordarmi la mia fobia… Ma io dico, tutti hanno delle fobie, perché io devo esserne perseguitata?!
Fortunatamente Paolo il gladiatore, è intervenuto uccidendo coraggiosamente la tarantola pestandolo con l’infradito da spiaggia!

COLONNA SONORA: quella non può mancare mai in un viaggio, perché poi quando ti capita, magari a distanza di mesi o anni, di riascoltare certi brani, ti “torna su tutto”!
Siamo partiti con il mio cd di Goran Bregovic, scontato… poi abbiamo sentito la necessità di spingerci più in là: a Nova Gorica abbiamo acquistato un cofanetto con ben 4 cd di musica dei balcani: Balkan fever.
Per chi conosce e apprezza il genere, e anche per chi non lo consoce, suggerisco tre canzoni non troppo a caso:

The Austin Klezmorim Birobidjan  

Budapest Klezmer Band Le Chajem Rebe


Dunkelbunt Feat. Amsterdam Klezmer Band La Revedere


Consiglio inoltre di visitare il sito ben curato del Metallaro e del suo Zoso Music Shop che ci ha venduto la suddetta raccolta http://www.zoso.si/ , perché traducendo la pagina (visto che noi italiani lo sloveno non lo conosciamo) si scoprono eventi interessanti e si riesce a farsi un minimo di cultura (musicale) slovena.
Infine, vi dico che sto meditando di fare un corso di lingua slovena.


giovedì 11 agosto 2011

La vita è cattiva ma non l'ho inventata io.



Sì, è cattiva ma ho scoperto un’altra cosa: che la famosa “ruota che gira” esiste!


Lei: "Oggi ho fatto una visita."
Io:    "Sei incinta?"
Lei: "Sì, 8 settimane... Ma lui non lo sa, non lo sa nessuno."

Avevo le lacrime agli occhi. 44 anni, un figlio di 23, una storia di merda alle spalle. Ma la ruota gira.
E lei sceglie me per raccontare questo segreto, il più bello che una donna possa avere.
Si possono esprimere i desideri per gli altri, vero?

martedì 2 agosto 2011

22 luglio 2011 - Afterhours

E’ tutto pronto, partiamo. Dopo cinque – dieci minuti dalla partenza ci arriva un sasso sul parabrezza dell’auto e, neanche a dirlo, si crepa il vetro. Va be’, cerchiamo di non pensare alle duecento- trecento euro che serviranno per riparare il danno. E soprattutto cerchiamo di non pensare che entro il mese dobbiamo anche pagare la tassa sui rifiuti, l’avviso di Equitalia e il conto del materiale acquistato per fare la copertura fuori dal garage. E che ho speso 77 euro per comprare dei poncho in caso di concerto alla pioggia; fortunatamente non sono serviti.
In realtà un paio di simil-bestemmie Paolo non riesce a risparmiarle. Soprattutto quando, dopo aver segnato con un pennarello il punto nel quale la crepa si è apparentemente fermata, abbiamo notato quanto la stessa stia avanzando. Ma sorvoliamo.
Dopo due ore di viaggio arriviamo a Schio e cerchiamo l’albergo che, vista la descrizione sul sito internet, dovrebbe essere un tre stelle molto carino e curato, immerso nel verde. Quando scorgiamo l’insegna e poi l’esterno fatiscente dell’albergo, ho un sussulto:
«Come?! Non può essere questo! Ma non era immerso nel verde? Ah, sì, ma forse il verde è quella specie di giardino minuscolo posto di lato… E perché ci sono solo due stelle nell’insegna? Va bene, mi rassegno, è questo…»
In effetti che importanza ha: quel che importa è il concerto. Certo, il giorno dopo paghi il fatto di aver dormito su un materasso concavo…
Depositiamo i bagagli, ci cambiamo, mi metto le lenti a contatto per sembrare meno sfigata e usciamo. Ci dirigiamo verso l’Arena Campagnola, certi di trovare una paninoteca per ingurgitare qualcosa prima del concerto, ma non la troviamo. Fortunatamente ci dicono che all’interno del parco ci sono i chioschi con birra e panini. Poi scopriremo che i panini erano di quelli confezionati…
Mangiamo, beviamo e soprattutto prendo un Oki nella speranza di sopprimere definitivamente il dolore alla spalla, consapevole comunque che sarà più terapeutico il concerto che la medicina.
“Solo” dopo un’ora e mezza di ritardo inizia il concerto. Paolo è spazientito perché si sa che aspettare qualcosa che non ti interessa è ancor più difficile da tollerare.
Ma da quando cessa la musica e si spengono le luci, io sono sola, per una manciata di secondi non c’è nessuno attorno a me, anche se siamo in tanti ad aspettare questo momento. E gli Afterhours entrano. Ed inizia la musica e si accendono le luci e… Manuel è molto rock con la maglietta nera, con una manica sì e una no, con la scritta rossa “GOD IS SOUND”, la treccina sui capelli dal lato sinistro, il trucco nero sugli occhi. La prima cosa che fa è prendere il filo del microfono e iniziare a girarlo, prima da un lato, poi dall’altro. Poi inizia a cantare. Ma il microfono non funziona… Allora prende quello che c’è sull’asta e canta con quello. Non è così rock da incazzarsi, ma apprezzo la tolleranza. Eh… due ore di concerto molto intense, soprattutto verso la fine. La gente era carica ed ha iniziato a pogare di brutto. Fortunatamente il tizio davanti a me era morbido…
E comunque, ad ogni canzone il mio pensiero era sempre lo stesso: “Dillo tu per me, sì, dillo tu”.
A modo tuo, aggiungo ora, con la tua voce, con la tua energia. Con il tuo vestito di scena, il tuo trucco. Forse dovrei farlo pure io prima di andare in ufficio. Forse già lo faccio. E quando parte con la strofa “Cosa mi può più interessareeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee!!!!!”, immagino di sputare questa cosa in faccia a chi so io. E mi appaga. Molto.
Poi se ne esce con la tastiera, fa un unico stupidissimo pezzo da bambino alle prime armi, poi si alza e ricomincia con la chitarra elettrica. Come a dire « Non mi rompete i cog***ni: so suonare anche il pianoforte, visto? Ma non mi va di farlo! ». Ok Manuel, fai quel che ti pare, tu che puoi.
Splendido anche quando canta Bianca, accompagnato solo da acustica e violino:


Sei il colore che non ho
e non catturerò
ma se ci fosse un metodo
vorrei che fosse il mio
fanne quel che vuoi, di noi
me l'hai insegnato tu
se c'è una cosa che è immorale
è la banalità

lo sai
lo sai
che tu sei troppo bianca per restare
mano nella mano con te stessa
e non voglio certo che tu sia
la mia più bella cosa mai successa

sei il colore che non ho
e che vorrei essere io
ma se ti rende libera
ti regalo il mio

lo sai
lo sai
che tu sei troppo bianca per restare
mano nella mano con te stessa
e non voglio certo che tu sia
la mia più bella cosa mai successa

tu sei troppo bianca per restare
mano nella mano con te stessa
e non voglio certo che tu sia
la mia più bella cosa mai successa

vedrai . . .

E alla fine, dopo gli applausi, ringrazia e dice: « Grazie. Comunque poi mi ha mollato lo stesso...» e sorridendo « Era inevitabile. »
Ho pensato: « Be’, se mollano te, allora ok! »
Il concerto finisce con la canzone da me più ascoltata in assoluto di recente, Quello che non c’è.
E non c’era modo migliore per lasciarmi.
Finito il concerto beviamo una birra e attendiamo l’uscita dei musicisti, sparando cavolate assurde. Sarà la stanchezza, sarà lo stress dell’ultimo periodo, ma siamo proprio in vena di cazzate. Così ci avviciniamo quando esce Manuel, ma io non voglio l’ennesima foto con lui, perché ne ho più con lui che con Paolo! Così è Paolo a farsela fare con lui stavolta. Gliela faccio, ma ho un vena ironica irrefrenabile. Così guardo Manuel e gli dico « Ma nooooo, ma hai chiuso gli occhi!!! ». Lui rimane un attimo stranito, poi dice: « Eh bon, succede », o qualcosa del genere. Ma lo interrompo, dicendogli « No, dai, ero uno scherzo! ». Poi a Paolo, che si era avvicinato dicendogli « In gamba eh! », come se stesse parlando con un novantenne, gli viene la brillante idea di dirgli: « Non ti offendere, posso chiederti se ci fai una foto? Così poi avrò una foto con la morosa fatta da Manuel Agnelli! ». L’altro risponde « Certo, sono anche bravo a fare le foto! »
E così ci ha fatto la foto. Lui a noi. E in effetti è venuta bene.
Prima di andare via gli ho detto: « Ha la faccia come il culo. Credo sia per quello che mi piace! » E gli ho accarezzato la testa (no comment).
Mentre Paolo ha concluso dicendogli: « Complimenti a te e anche a…. ai tuoi ami… compagni. »
Secondo me ci ha preso per due “fatti”.